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Quante di voi ne avevano già sentito parlare? Eppure il preservativo femminile esiste da più di 30 anni, si chiama Femidom e funziona esattamente come quello maschile: un metodo contraccettivo barriera che impedisce la risalita degli spermatozoi fino all’utero. Non richiede prescrizione medica ed è acquistabile in farmacia ma è davvero poco diffuso e poco utilizzato in Italia. Scopriamo di più.

 

La prima domanda è spontanea: com’è fatto un preservativo femminile?

 

Per la forma cilindrica e i materiali utilizzati, somiglia al suo omonimo maschile, ma è più grande per adattarsi alle pareti vaginali. Ne esistono di diverse misure e varianti per adattarsi alla forma anatomica dei genitali di ogni donna ma nella sua versione standard è lungo circa 17 cm con due anelli flessibili posti alle due estremità: un anello più piccolo (∅ ~ 5 cm), chiuso, che ha il compito di raccogliere lo sperma e un secondo, più largo (∅ ~ 7 cm), che invece resta aperto verso l’esterno anche dopo l’inserimento per consentire il rapporto sessuale. Oggi è possibile trovarlo in lattice e in altre versioni anallergiche ad un prezzo (dai 2,50€ ai 4,00€ al pz) più contenuto rispetto alla prima versione in poliuretano che invece rendevano l’acquisto più oneroso.

 

 

Come si indossa?

 

Va inserito in profondità in vagina prima di un rapporto sessuale. L’anello più piccolo va fatto scivolare in vagina fino a raggiungere il collo dell’utero e il secondo, più largo ricopre in parte anche i genitali esterni (vulva) della donna, permettendo di mantenere il profilattico in sede. Non è poi così complicato inserirlo ma richiede una buona familiarità con il proprio corpo e le parti intime. La prima volta potrebbe essere un po’ complicato per cui il consiglio è quello di leggere attentamente le istruzioni d’uso riportate sulla confezione e far pratica.

 

Si può riutilizzare?

 

Come il preservativo maschile è monouso e non può essere riutilizzato per nessun motivo. A differenza di quello maschile però può essere indossato anche ore prima del rapporto perché non dipende dall’erezione maschile e non richiede l’immediato ritiro del pene dopo l’eiaculazione.

Quanto è efficace?

 

Il preservativo femminile protegge da gravidanze indesiderate e dalle ITS, infezioni sessualmente trasmissibili come l’Hiv, l’herpes genitale e la clamidia. L’efficacia è lievemente inferiore rispetto al preservativo maschile e ai contraccettivi ormonali come la pillola: la percentuale di fallimento varia tra il 5% e il 21%.

 

 

Interferisce con la qualità del rapporto sessuale?

 

Sì, può interferire esattamente come il preservativo maschile. La versione attuale in lattice sembra essere comunque molto più funzionale ai rapporti perché conduce bene il calore assicurando molto più del preservativo maschile, una maggiore sensibilità durante il rapporto ad entrambi i partner. Inoltre può regalare maggior godimento per via della posizione in cui si trova l’anello interno, in grado di stimolare i genitali di entrambi i partner e si può utilizzare in associazione ad altri lubrificanti acquosi od oleosi senza alcun tipo di controindicazione.

 

 

Altri vantaggi

 

  • – può essere utilizzato in gravidanza e dopo il parto;
  • – può essere utilizzato durante la mestruazione;
  • – sono più resistenti della versione maschile al calore e all’umidità con evidenti vantaggi per la conservazione;
  • non richiede prescrizione medica (a differenza della pillola);
  • – non presenta gli effetti collaterali tipici dei contraccettivi ormonali.

Per questo articolo ci siamo serviti dei contenuti messi a disposizione dalla SIC – società italiana di contraccezione sul preservativo femminile e dal portale my personal trainer che all’argomento ha dedicato l’articolo: Preservativo femminile: vantaggi, svantaggi e rischi. Ci siamo poi ispirati a Matilde D’Accardi e al suo articolo pubblicato per Freeda, il preservativo femminile.